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Il Torchio vini sfusi e olio, si trova a Via Gaspare Aselli, 33, Milano, 20133, IT Il Torchio – Vino sfuso e Olio Vini sfusi, rossi e bianchi, olio ma anche agro di vino, grappe ed una selezione dei vini delle migliori cantine italiane.
“Cosa vende?”, domando al ragazzo appoggiato alla vecchia botte consumata dall’uso e dagli anni davanti all’ingresso della bella bottega.Lui, aspira con voluttà l’ultimo tiro della sigaretta fatta a mano che si sta concedendo, mi punta addosso uno sguardo complice, si volta compassato e si dirige all’interno invitandomi, cortesemente, a seguirlo.
Varco la soglia con curiosità crescente. I miei occhi guizzano su ogni particolare, ma è l’inebriante profumo di vino ad avere la meglio, al momento, su tutto il resto.
Il vinaiolo, con un teatrale gesto della mano destra, abbraccia tutta la bottega, e mi risponde: “Vini sfusi e olio. Benvenuto al Torchio”.
Il mio sguardo è rapito, da subito, dalle sei panciute cisterne (ei fu…ora al posto di quattro cisiterne,ci sono quattro splendidi tavoli per “aperitiveggiare” in cantina!) in acciaio in cui viene ospitato il vino. Il vinaio intanto, prende delle bottiglie vuote, belle, di vetro verde, proprio come quelle di quando ero bambino, ed inizia a mescere il vino dalle cisterne.
“Cosa ne pensi?” dice, mentre con abili gesti continua le operazioni di imbottigliamento.
“Un tuffo nel passato” rispondo senza esitazione alcuna. “Aiutavo mio nonno a travasare il vino in cantina”. Intanto le bottiglie sono piene, e il vinaio, a proposito si presenta, mi dice con affabile cortesia: “Io sono Rocco”, le sposta sul banco per tapparle e disporle insieme a molte altre. Sono tutte lì in attesa di essere acquistate.
“Vuoi assaggiare un vino veramente eccezionale?”. Prende un bicchiere, lo riempie direttamente alla cisterna. Il rosso rubino fluisce nel calice. Rocco mi porge la coppa e assaggio, con gli occhi, il naso, la bocca quel fantastico Primitivo che con tanta cortesia mi viene offerto. Mentre lo gusto con tutto me stesso il simpatico vinaiolo mi spiega ogni segreto di quel nettare. Poi lo stesso gesto si ripete per gli altri vini.
Poso il calice sul banco, ne è rimasto poco meno di un’unghia sul fondo. Manda riflessi vermigli. “Dammi un Primitivo allora”.
Pago. Prendo la mia bottiglia e mi avvio verso casa.I sensi ancora inebriati da un’esperienza fatta di odori e gesti senza tempo. Arrivato la stappo. Me ne verso un generoso bicchiere. Mentre lo sorseggio le parole di Rocco tornano alla mente: “Se hai delle bottiglie o delle damigiane portale con te la prossima volta. Le riempiremo assieme”.
Ora ricordo.
Poso il bicchiere di vino sul tavolo della cucina e scendo in cantina. Scosto alcune scatole, ed eccola lì. “Quanto tempo è passato. Finalmente torni al tuo lavoro”. Prendo con delicatezza la vecchia damigiana impagliata. Sullo spesso vetro la polvere del tempo. La porto a casa e la pulisco. Vesto il cappotto ed esco nuovamente. Torno al Torchio. Torno da Rocco.
La cantina arriva in città.
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